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Nel regno del tufo

Nel regno del tufo

Nell'antica Etruria tra vie sacre, necropoli e città sospese.

Al crocevia tra Lazio, Umbria e Toscana si estende il regno del tufo, una roccia di origine vulcanica molto friabile e quindi lavorabile con facilità, oltre che soggetta all'erosione degli agenti atmosferici. La presenza di questo elemento geologico ha segnato il paesaggio in modo unico e ha favorito l'insediamento umano a partire dall'Età del Ferro, fino ad arrivare agli etruschi che qui edificarono necropoli e vie di comunicazione.

Le città di Sorano, Sovana e Pitigliano sono alcuni tra i gioielli architettonici della "Maremma del tufo", le loro origini risalgono al periodo etrusco testimoniato dalle grandiose necropoli di cui è ricco il territorio. Il Parco Archeologico "Città del Tufo" a Sovana offre la possibilità esplorare il rapporto tra paesaggio naturale e la presenza dell'uomo nella storia. Le necropoli sono lungo il corso dei fiumi del luogo e spesso avvolte dalla vegetazione che all'improvviso rivela tombe monumentali tra cui l'Ildebranda e la Sirena. Addentrandosi nella macchia si scoprono una serie di sentieri profondamente tagliati nella roccia tufacea. Sono le "vie cave" o "tagliate" con profondità anche di 20 metri e larghezza di circa 3 che vennero realizzate dagli Etruschi probabilmente come strategia di difesa. Sono ritenute, pero, anche "vie sacre" perché collegavano tra loro le necropoli e altri luoghi di culto.

Interessante è anche la visita al Museo all'Aperto "Alberto Manzi" di Pitigliano che presenta un approccio didattico coinvolgente alla storia di questi luoghi. Il Museo è diviso in due parti: la "città dei vivi" e la "città dei morti" collegate dalla "via cava" del Gradone. In entrambe ci sono ricostruzioni di abitazioni locali e di una tomba "dimostrativa" che consente di entrare nel vivo della storia e di percepire la dimensione emotiva di questo viaggio nell'aldilà.

Tra il corso del Tevere e il lago di Bolsena, nella Tuscia viterbese sorge una città in equilibrio precario su uno spuntone di roccia. Civita di Bagnoregio è detta con nome suggestivo "la città che muore" e ogni anno lo sperone di tufo a cui è aggrappata si assottiglia di circa 7 centimetri facendola discendere verso la valle. Cinquanta case, una cattedrale e ovunque un silenzio fatato che parla di un passato illustre. Oggi ci abitano stabilmente solo dieci persone, ma intellettuali e artisti hanno iniziato ad eleggerla come loro rifugio, un luogo dell'anima unito al resto del mondo solo da uno stretto ponte. Civita di Bagnoregio domina la Valle dei Calanchi dove i fiumi della zona, le piogge e i venti hanno profondamente scavato e plasmato i costoni di tufo trasformandoli in canyon, creste e strapiombi che scandiscono un paesaggio lunare.

In provincia di Viterbo, nel tratto di Etruria attraversato dall'antica Via Clodia sorge Norchia di origine etrusca che presenta la più spettacolare necropoli rupestre della Tuscia databile dal IV e il II secolo a.C. e avvolta in un'atmosfera fuori dal tempo. Le tombe scavate nel tufo sono ornate di fregi e colonne e si arrampicano lungo i fianchi delle alture che circondano la città. La sensazione di un balzo all'indietro nel tempo è amplificata se ci si avventura lungo l'affascinante "Cava Buia". La via Clodia dopo aver superato il corso del torrente Biedano si inoltra nella roccia per circa 400 metri in una profonda "tagliata" scavata nel tufo con pareti di oltre 10 metri. La "Cava Buia" deve il suo nome alla penombra che la avvolge per la fitta vegetazione che impedisce il passaggio della luce. La Cava Buia entrò a far parte del percorso della Via Francigena e lungo le pareti a picco si vedono iscrizioni di epoca romana e medievale. L'accesso a questi siti è libero ma è consigliabile l'aiuto di una guida per via delle condizioni impervie del terreno e per la folta vegetazione. Un'occasione per provare sensazioni perdute, quelle di una terra arcana dove convivono il mistero e la bellezza.


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