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I Castelli di Napoli

Castelli che raccontano la storia di una città che vide avvicendarsi tante dinastie.

I Castelli di Napoli

Pietre che se parlassero ne avrebbero di storie da raccontare. Succede sempre nei palazzi antichi, ma ancor di più nei castelli, dimore di regnanti e teatro di guerre e di congiure.
Ancor di più succede nei palazzi di una città storica come Napoli, che ha visto avvicendarsi al potere tante dinastie così diverse fra loro.

In principio fu Megaride

Non si può non partire da uno dei simboli di Napoli, Castel dell'Ovo. Già dietro al suo nome si cela un'antica leggenda: pare che nei suoi sotterranei sia custodita una gabbia con un uovo lasciato da Virgilio. Un uovo magico, dal quale "pendevano tutti li facti e la fortuna di Castel Marino".
Castel dell'Ovo sorge sull'Isolotto di Megaride, dove un'altra leggenda racconta che approdò la sirena Partenope. Qui il patrizio romano Lucullo fece erigere una fastosa villa, detta '"Castrum Lucullanum"' ed è ai suoi tempi che nacque la leggenda dell'uovo. Le prime fortificazioni, invece, risalgono al tempo dei Normanni. Fu Ruggiero il Normanno, nel 1140, che volle Castel dell'Ovo come sua dimora.
Col passaggio agli Svevi, la fortezza mantenne il suo ruolo centrale e Federico II ne fece la sede del tesoro reale. È con gli Aragonesi che il Castello assunse l'imponente forma che oggi è ancora possibile ammirare.

Ai piedi di Castel dell'Ovo c'è il pittoresco Borgo Marinaro dove i napoletani da sempre vengono a mangiare le specialità di mare della cucina partenopea!

Il "Maschio" dei d'Angiò

Il Maschio Angioino è un altro simbolo di Napoli, con la sua posizione inconfondibile su piazza Municipio, a controllare il Palazzo reale da un lato e il mare dall'altro.
Fu Carlo I d'Angiò, nel 1266, a volerne la costruzione, quando salì sul trono partenopeo e traferì la capitale da Palermo a Napoli. È dell'epoca aragonese, tuttavia, l'aspetto attuale del castello, con spesse mura perimetrali e torri circolari e merlate.
In particolare, fu Alfonso d'Aragona che volle il maestoso portale d'ingresso in marmo che serviva proprio a celebrare i successi della sua dinastia.
All'interno del Maschio Angioino si può visitare il Museo Civico della città di Napoli, nel cui percorso è compresa anche la visita alla Cappella Palatina, una delle sale più antiche del castello. La Sala dei Baroni prese questo nome da una vicenda storica molto particolare: è qui che Ferrante d'Aragona nel 1486 riunì tutti i baroni per arrestarli.

Vedi Napoli e poi...

Infine, Castel Sant'Elmo, la fortezza più alta della città, collocata in posizione strategica sulla collina del Vomero, a due passi dalla Certosa di San Martino.
La vera bellezza di questa imponente struttura di origine normanna sono le sue terrazze con vista su Napoli: la città si stende ai piedi del castello mostrandosi in tutto il suo splendore, specialmente nelle belle giornate quando il profilo del Vesuvio fa dai cornice alla fitta trama dei vicoli e delle strade della città.
È solo dopo aver ammirato Napoli così dall'alto che si può dire di averla vista davvero.

La Certosa di San Martino è uno dei complessi monumentali della città che merita una visita soprattutto i chiostri e il museo.

La fortezza dei Normanni

Meno conosciuto ma non per questo meno importante è il Castel Capuano. Prende il nome da una delle porte dell'antica città di Napoli vicino alla quale è collocato, quella che va in direzione di Capua.
La sua costruzione fu voluta dai Normanni. Fra le sue stanze si sono consumati lieti eventi, congiure e delitti: dal sontuoso matrimonio di Carlo di Durazzo all'omicidio del favorito della regina Sergianni Caracciolo, che mandò a morte il suo stesso amante.

Per anni Castel Capuano è stato sede del Tribunale e i suoi sfarzosi saloni ospitano ancora oggi la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario.

Per anni Castel Capuano è stata fortezza inespugnabile, dall'aspetto austero, ma successive modifiche ne hanno cambiato sia gli interni che gli esterni. Oggi si presenta con i suoi tratti più moderni, quelli delle ristrutturazioni avvenute fra Settecento e Ottocento.

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