Palazzo Grassi Venezia

Palazzo Grassi Luoghi e attivitą Venezia

Palazzo Grassi Luoghi e attivitą

La prima testimonianza certa circa la volontà dei Grassi di realizzare una propria residenza ex novo nella parrocchia di San Samuele è del 1732; Zuanne e Angelo Grassi acquistano dai fratelli Antonio e Bartolomeo Trivellini alcune case tra Canal Grande, il campo San Samuele e la calle immediatamente retrostante. L'edificio più pregiato in questo lotto è il palazzetto che occupa lo spigolo esterno, verso l'acqua, e che è ben visibile in tutta una serie di testimonianze grafiche e pittoriche (lo si veda perfettamente ritratto nella tela di Bernardo Bellotto al Museo di Lione). Ma le ambizioni dei Grassi - che, per altro, subito si trasferiscono ad abitare in questa loro nuova proprietà - non si potevano certo accontentare di una tale sistemazione. Non era una pur dignitosa palazzina sul Canal Grande a poter soddisfare il bisogno impellente di visibilità e di decoro, o quello di ostentazione della acquisita potenza e della non meno inequivocabile ricchezza il punto di approdo per un'avventura immobiliare che era certo comune a pressoché tutte le potenti famiglie di più o meno recente nobiltà in Venezia.

Se le casate antiche e antichissime avevano addirittura attivamente contribuito alla costituzione degli originari lotti fondiari allungati e profondi lungo le sponde del Canal Grande realizzando contestualmente la prima grande serie di case-fondaco duecentesche sulle sponde della magnifica via d'acqua, era stato con la stagione splendente e rampante del gotico veneziano che si erano viste crescere lungo tutto il tre e quattrocento e addirittura oltre le immense moli fiammeggianti e policrome dell'architettura archiarcuta. Spetta però all'architettura rinascimentale riproporre e ideologizzare il ruolo e la forma dell'abitare moderno e classico, riportando anche a Venezia gli ordini e le regole di un'architettura che s'ispirava a Roma antica non meno che a quella moderna: Sansovino e Sanmicheli ne erano stati sotto molti aspetti gli interpreti e i diffusori sin dal medio cinquecento, operando altresì quella sorta di strappo rispetto alla sostanziale continuità del linguaggio architettonico lagunare che innesterà la serrata dialettica tra regole e licenza destinata a perpetuarsi per almeno tre secoli e che avrà solo nella discussa stagione neoclassica il proprio approdo definitivo.

Il palazzo monumentale e marmoreo, affacciato su un sito nobile e panoramico, contrapposto alla ferialità della vita quotidiana (ancorché non si disdegnassero i commerci entro un così elevato contesto, né la concessione di parti della dimora padronale in affitto ad altri nobili o borghesi ricavandone laute pigioni) era certamente il più riconoscibile e inequivoco tra i segni che potevano annunciare il conseguimento di uno status: e non erano al contempo rari i casi nei quali le ambizioni - trasformatesi in ossessioni brucianti e in smanie di autopromozione o di autocelebrazione - si rivelavano superiori alle possibilità effettive, così che la costruzione del palazzo di famiglia veniva a coincidere con il disastro economico della stessa.

L'acquisto del primo lotto edilizio fu, anche per i Grassi, l'esordio su un palcoscenico di tal genere, insieme immobiliare e culturale, d'investimenti e d'immagine. La mossa successiva vede l'acquisto di un complesso di proprietà Michiel contiguo al lotto Trivellini; si tratta di una realtà sfrangiata e incompiuta, dominata dallo spezzone di un palazzo di notevoli dimensioni che è possibile osservare in più raffigurazioni, dove però si trovano ancora alcune minuscole entità e addirittura dei manufatti in legno: l'acquisto è del 1737. Altre e minori proprietà s'aggiungono nel 1738 e, poi, fino ai primissimi anni quaranta: il lotto messo insieme dai Grassi è cresciuto tanto da garantire una buona fronte sul Canale e sul campo e una altrettanto soddisfacente profondità; vi sono, insomma, tutte le premesse perché l'impresa maggiore possa decollare.

Ma è opportuno, infine, annotare come probabile l'inglobamento delle preesistenze nell'edificio nuovo: non è da escludere, infatti, che la grande ala dell'incompiuto palazzo dei Michiel abbia costituito un significativo punto d'appoggio strutturale e dimensionale per il palazzo dei Grassi. Ragioni di economia e la diffusissima pratica del recupero (specie per le fondazioni) nelle costruzioni veneziane spingono a valutare come ben credibile una siffatta ipotesi: gli stessi riscontri di misura e d'orientamenti non la smentiscono, tutt'altro.

Perduto l'archivio privato dei Grassi, non vi sono carte che provino in termini inoppugnabili la paternità del progetto del palazzo. La letteratura artistica ha sempre parlato di Giorgio Massari (a partire dal Moschini, 1805) né vi sono ragioni per dubitare di una tale autorevole testimonianza; le stesse scelte linguistiche che qualificano la mole depongono a favore di una tale attribuzione. Semmai si sottolineerà che il Massari nello stesso giro d'anni lavora anche, di fronte al Grassi, a completare e ampliare il palazzo appena acquistato dai Rezzonico e lasciato incompiuto dai committenti originari, i Bon, così che non ci si può sottrarre alla tentazione di rimarcare coincidenze e divergenze nelle scelte e nel metodo di lavoro dell'architetto di qua e di là del Canale.

Riepilogando a questo punto fatti e documenti, diremo che, completato l'acquisto del fondo, si attiva il cantiere per i tagliapietra nel 1745; nel 1748 si sta scavando alle fondazioni; nel 1758 muore Angelo Grassi, committente, a detta del Gradenigo, del "nuovo, bel palazzo sopra Canal Grande a S. Samuele"; nel 1766 il palazzo subisce, a lavori in corso, un ampliamento; nel 1767 viene rifatta e ampliata la riva d'acqua principale; nel 1772, alla morte di Paolo Grassi, uno dei figli del primo committente, l'edificio è presumibilmente terminato.

In un quarto di secolo circa, e senza gravi interruzioni nell'attività del cantiere la grande mole del palazzo dei Grassi sarebbe stata condotta a compimento: la sostanziale unitarietà della fabbrica viene ad avvalorare una tale supposizione; le aggiunte e i rifacimenti (la riva sul Canal Grande, soprattutto; un aggiustamento forse ampliamento nella parte nord del fabbricato che potrebbe aver coinvolto anche la struttura dello scalone monumentale; forse una soprelevazione) nulla tolgono alla compattezza e organicità dell'insieme e, una volta ancora, il nome di Giorgio Massari quale progettista trova una convincente conferma.  

Palazzo Grassi Indirizzo

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