Terme di Diocleziano Luoghi e attivitą
Le terme di Diocleziano, le più grandi di Roma e del mondo romano, furono erette nella zona pianeggiante tra Viminale e Quirinale, a ridosso di una delle aree più popolose della città.
Per costruire il complesso furono demoliti numerosi edifici sia pubblici, che privati, e la rete stradale ricevette un nuovo assetto con l'eliminazione di un tratto del vicus Longus, che si snodava nella valle tra i due colli, e la creazione di un raccordo tra i due assi principali della zona: l'Alta Semita, corrispondente alle odierne vie del Quirinale e XX Settembre e il vicus Collis Viminalis, in parte coincidente con via del Viminale.
Per l'approvvigionamento idrico venne, invece, realizzata una diramazione dell'Aqua Marcia, detta dall'appellativo dell'imperatore Iovia.
I lavori furono iniziati nel 298 da Massimiano in nome del collega Diocleziano e furono completati, dopo circa otto anni, tra il maggio del 305 e il luglio del 306 da Galerio e Costanzo Cloro, come documentato dall'iscrizione dedicatoria, solo in parte conservata, ma tramandata dall'Anonimo di Einsiedeln, ignoto pellegrino, che visitò Roma nell'VIII - IX secolo.
Il grandioso impianto, che si estendeva su una superficie di oltre 13 ettari tra le attuali via Torino, piazza dei Cinquecento, via Volturno, via XX Settembre, comprendeva un ampio recinto (circa m 376 x 361) con ingresso principale nel lato nordorientale e due ingressi secondari nei lati lunghi nordoccidentale e sudorientale.
Il lato di fondo presentava al centro una grande esedra con gradinate, forse utilizzata per spettacoli teatrali, corrispondente all'odierna piazza della Repubblica. Ai lati del vasto emiciclo, due vani rettangolari ospitavano le Biblioteche, mentre alle estremità si trovavano due sale circolari con ingressi a croce, una delle quali, trasformata nel 1598 nella chiesa di S. Bernardo, conserva quasi integra l'originaria struttura.
L'edificio balneare (circa m 250 x 180), circondato da un'area in gran parte sistemata a giardino, si articolava simmetricamente, secondo uno schema canonico per le terme imperiali, attorno all'asse centrale minore comprendente la grande piscina (natatio), il frigidarium, coperto da una volta a triplice crociera, il tepidarium a pianta circolare, coperto a cupola e il calidarium a pianta rettangolare con absidi su tutti i lati. Allineate con il calidarium, oltre ad alcuni vani riscaldati, erano due aule ottagone, forse con funzione di frigidaria secondari, uno delle quali, l'ex Planetario, ospita oggi un'esposizione di sculture provenienti da terme.
La costruzione, in gran parte rivestita di marmi e pavimentata in mosaico, era dotata di un apparato decorativo particolarmente ricco comprendente sculture (come i diciotto ritratti di filosofi, già nella collezione Farnese e ora in gran parte al Museo Nazionale di Napoli), vasche di granito, di porfido verde di Laconia e la grande vasca monolitica di porfido, attualmente ai Musei Vaticani.
L'impianto, ancora in uso all'inizio del VI secolo, nonostante i danni causati dai Visigoti di Alarico nel 410, fu abbandonato durante la guerra greco-gotica (535 - 553), dopo il taglio degli acquedotti a opera dei Goti di Vitige, nel 537 e le devastazioni degli armati di Totila, nel 546.
Da allora il sontuoso edificio divenne una cava di materiali di reimpiego, ma ancora nel XV e XVI secolo conservava parte della sua decorazione marmorea come documentato da disegni e incisioni.
Nel 1561 Pio IV decise di realizzare all'interno delle terme una basilica dedicata alla Madonna degli Angeli con annesso convento. Il progetto della chiesa, che occupò il frigidarium e il tepidarium fu affidato a Michelangelo, mentre il complesso della Certosa fu eseguito probabilmente da Giacomo del Duca.
Nel 1575 Gregorio XIII, per l'uso dell'Annona, trasformò gli ambienti a ovest del calidarium in granai, gli horrea Ecclesiae, più volte ingranditi dai pontefici, fino a raggiungere nel 1640, con Urbano VIII la via Pia, attuale via XX Settembre. Tra il 1587 e il 1589 diversi ambienti del complesso furono distrutti per costruire su progetto di Domenico Fontana la villa Montalto Peretti, mentre nel lato sudorientale del recinto si impiantavano fienili, stalle e botteghe.
Nel 1754 Benedetto XIV installò nell'ambiente adiacente all'aula ottagona la chiesa di S. Isidoro in thermis. Nel secolo successivo, dopo l'abolizione dell'Annona, gli ex granai divennero sede del Pio Istituto Generale di Carità, mentre singole parti dell'edificio furono cedute a privati e superfetazioni di ogni genere (osterie, depositi ecc.) si addossarono alle strutture antiche.
Con le trasformazioni urbanistiche legate alla proclamazione di Roma capitale, il complesso subì ulteriori gravi mutilazioni causate dalla costruzione dei nuovi grandi edifici e dall'apertura di via Cernaia che divise in due il corpo centrale dell'impianto.
Nel 1889 il complesso delle Terme e della Certosa fu destinato a divenire sede della sezione di antichità romane del Museo Nazionale, istituito per iniziativa di Felice Bernabei, solo, però, in previsione della grande esposizione archeologica del 1911, per il cinquantenario dell'Unità d'Italia, si riuscirono a reperire i fondi necessari agli espropri, e alle demolizioni delle strutture addossate all'edificio balneare permettendo il recupero di parte del monumento.
Terme di Diocleziano Indirizzo
Luoghi e attivitą
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(Roma)
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