Dalle meraviglie dell’arte ceramica a quelle naturali del Parco nazionale
Prima di addentrarsi nelle meraviglie naturali del Parco Nazionale del Gran Sasso, merita una sosta Castelli, per ammirare la ricchezza di un'arte che in questo territorio ha prosperato grazie all'operosità dei monaci benedettini. Frutto di un impasto di acqua e argilla, l'arte ceramica è una caratteristica di questi luoghi fin dal Quattrocento. A circa un chilometro fuori dal borgo di Castelli, si può ammirare uno splendido esempio di questa tecnica. Definita da Carlo Levi la "Sistina della maiolica italiana", la Chiesetta di San Donato vanta infatti un soffitto rivestito con 780 piastrelle decorate del primo Seicento. Presso l'Istituto d'Arte Francesco Grue si può visitare la Raccolta Internazionale d'Arte Ceramica Contemporanea. In mostra, cinquecento opere provenienti da oltre cinquanta paesi, oltre al Presepe monumentale allestito dagli allievi della scuola tra il 1965 e il 1975.
Proseguendo in direzione di Farindola, si entra nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Qui c'è uno dei punti informativi del parco, con un curioso Museo del Camoscio e un centro di studi geologici. Il camoscio, di cui sono rimasti circa 150 esemplari, è il vero padrone, anche se sono più famosi gli orsi e i lupi, endemici di queste zone, ma ridotti a poche decine. Un territorio calcareo permeabile all'acqua rende questi luoghi simili alle Highlands scozzesi e caratterizzato da boschi di querce e faggi. Qui si trovano l'unico ghiacciaio appenninico, il Calderone, e la vetta più alta dell'Appennino, il Corno Grande del Gran Sasso (2912 metri).
Tappa successiva è Campo Imperatore, vasto altopiano collocato a 1600 metri di altitudine. In 26 chilometri si raggiunge Fonte Cerreto, punto di partenza della funivia voluta nel 1938 da Benito Mussolini. È proprio in questi luoghi che il Duce nel 1943 venne catturato dai tedeschi, che intendevano condurlo in Germania. Oggi questa è soprattutto una meta sciistica e un luogo ideale per escursioni naturalistiche. Poco distante, si trova Assergi, sede amministrativa del Parco. Per gli appassionati del buon mangiare, Camarda e Paganica sono sinonimi di prodotti gastronomici di alto livello. Sono famosi i fagioli bianchi di Paganica, ma in questa zona in cui storicamente si praticava la pastorizia sono pregevoli anche i formaggi e gli insaccati.
A Castel del Monte, una rete museale mostra i segreti della transumanza, creando una specie di esposizione di cultura popolare. Rocca Calascio, invece, accoglie il visitatore nel suo Museo delle Architetture Fortificate ed è crocevia a metà tra il paese-gioiello di Castelvecchio Calvisio e Santo Stefano di Sessanio. Quest'ultimo è al centro di una curiosa vicenda. Un filosofo italo-svedese, Daniele Kihlgren, vagando per l'Appennino con la sua moto scoprì questo paesino, destinato ad estinguersi con gli ultimi anziani abitanti. Decise di fermarsi e acquistò molte case, avviando una pregevole opera di recupero, che ridiede lustro anche al medievale Palazzo delle Loggette, impreziosito da un portico rinascimentale. A premiare l'opera del filosofo italo-svedese, l'Associazione dei Piccoli Comuni ha inserito Santo Stefano nell'esclusivo Club dei Borghi più belli d'Italia. Per approfondire le conoscenze sulla biodiversità di questo territorio, merita un'ultima sosta il paese di Barisciano, con il suo Centro Ricerche Floristiche dell'Appennino, gestito dall'ente Parco e dall'Università di Camerino.


