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Venezia è bella ma (non) ci vivrei

A spasso senza meta nel sestiere di Castello

Venezia è bella ma (non) ci vivrei

Venezia è bella ma non ci vivrei. In effetti la sensazione che si ha quando si arriva a Venezia è di essere catapultati immediatamente in una scenografia gigantesca ad uso e consumo di noi turisti. Ma poi la bellezza e la particolarità di ogni angolo di questo posto sono così forti da far sciogliere, in una continua espressione di ammirazione, anche le persone più allergiche alle città scenografiche e allora, addirittura piazza San Marco, la cartolina per eccellenza, riesce a riempire il cuore.

Venezia è bella ma è scomoda. In effetti sì lo è, non fosse altro per il fatto che bisogna far i conti con una città costruita sul mare e quindi percorribile praticamente solo a piedi se non possedete una vostra barca o se non volete prendere un taxi, che risulta essere un mezzo costoso. Ma anche questo "inconveniente" si può facilmente risolvere e, gambe in spalla, girare la città come qualsiasi altra città, con la certezza di non perdersi niente. Anzi, con l'unica certezza di perdersi. Che poi è il motivo per cui amo così tanto Venezia.

Partiamo dalla Biennale

Di solito quando sono a Venezia inizio la mia giornata dai giardini della Biennale. Se ci arrivo dalla terraferma come quest'ultima volta, prendo il vaporetto e scendo proprio alla fermata Giardini, bypassando tutta la confusione di Riva degli Schiavoni, la lunga camminata che parte da Piazza San Marco. Qui l'atmosfera è un po' più rilassata e nonostante i padiglioni della Biennale si ha la possibilità di vedere un po' più di vita vera: tra le varie immagini che conservo nella memoria, c'è per esempio, quelle di bambini veneziani che giocano sulle giostrine all'uscita da scuola.

Da qui si può attraversare Viale Giuseppe Garibaldi, dare uno sguardo alle bancarelle del mercato (ce n'è una di pesce freschissimo proprio alla sinistra della statua di Garibaldi) e iniziare letteralmente a girare senza meta.

Castello senza mappa

Consultare una mappa di Venezia può essere certamente molto utile ma dimezza notevolmente la poesia della città: il tempo che si trascorre a leggere il nome di una calle e ritrovarla sulla mappa è sprecato se si pensa a tutto quello che si può vedere solo passeggiando tra un ponte e un altro. Allora può capitare di vedere un sottoportico che conduce ad un cortile quadrato e pieno di fiori, arrivare in un campo e sentire solo uno strettissimo dialetto veneziano, sedersi un bar all'apparenza sgangherato e bere uno spritz fresco accompagnato da una polpetta di baccalà o un tramezzino al tonno. Il sestiere di Castello è quello che secondo me meglio si presta a questa atmosfera rilassata e senza tempo.

Qualche consiglio per fare un paio di pause gustose:

  • Osteria ae Spezie: (Salizada S.Antonin) Per mangiare pesce cucinato secondo le ricette venete, quindi seppie alla veneziana e baccalà alla vicentina. Pochissimi tavoli e atmosfera per niente turistica. Anzi quasi un rifugio.
  • El refolo: (Via Garibaldi) piccolo piccolo ma con un parecchi tavolini all'aperto: questo è il posto dello spritz e delle polpettine magari dopo aver fatto un giro nei giardini della Biennale. Uno dei miei preferiti.
  • Luna Sentada: (Campo San Severo) a due passi dal canale in un posto, anche qui, lontano dai giri turistci, dove provare la cucina veneziana miscelata ai sapori del mondo, soprattutto asiatici. Forse in onore a Marco Polo, chissà...

Ritorno a San Marco

Se riuscite a ritrovare la strada, può essere interessante percorrere le fondamenta dell'Arsenale e camminare, perdendosi almeno due o tre volte, fino alle Fondamenta di San Lorenzo e fino alla Chiesa Omonima dove era sepolto Marco Polo e ogni tanto spiare le finestre aperte sul canale e guardare i lampadari imponenti che pendono dai soffitti dei palazzi.
Arrivati qui, il desiderio di tuffarvi dentro Piazza San Marco sarà, nonostante tutto, enorme. Basterà allora seguire il flusso di persone che inesorabilmente inizierà ad aumentare e vi ritroverete ai lati della Basilica e resterete esterrefatti dagli intagli, dai balconi, dai colori e dall'imponenza soprattutto.

Poi da qui si può cominciare un altro viaggio attraversando il Canal Grande per arrivare a Dorsoduro, ma questa è un'altra storia...

Il nostro insider è Elettra

La nostra insider è Elettra, salernitana/napoletana, con trascorsi pugliesi e idealmente cittadina berlinese.
Da grande, dice, vorrebbe fare la flâneur di professione: sarebbe serissima ma anche molto blasé. In realtà vive per vedere sempre posti nuovi, perdersi e "scriverli" a mente sulla strada del ritorno.

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