Musis - I Musei di Napoli Napoli

Musis - I Musei di Napoli Luoghi e attività Napoli

Musis - I Musei di Napoli Luoghi e attività

"Musis napoli sistema museo" è l'associazione di imprese che, dal 18 dicembre 2000, ha la responsabilità dei servizi museali del formidabile patrimonio di storia e d'arte affidato alla tutela della Soprintendenza per i beni archeologici di Napoli e Caserta e della Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico di Napoli. Si avvale dell'entusiasmo, dell'esperienza consolidata, di imprese impegnate da anni nella promozione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali italiani.

Museo Nazionale di Capodimonte
Progettato e costruito dai Borbone a partire dal 1738, il Palazzo Reale di Capodimonte divenne Museo Nazionale dopo l'Unità. Nucleo essenziale delle raccolte, la collezione Farnese contava alla fine del settecento oltre 1700 dipinti, insieme ad una selezione di arti decorative altrettanto imponente e inestimabile.
Nel corso dell'ottocento il Museo si arricchisce di altre importanti sezioni: le collezioni borboniche, dipinti e oggetti preziosi provenienti da monasteri soppressi, da donazioni reali e di privati e da successive acquisizioni; e ancora i capolavori del cardinale Borgia, acquistati da Ferdinando I di Borbone nel 1817, antichità egizie, etrusche, volsce, greche, romane, tra cui il famoso Globo celeste.
Infine la raccolta grafica, una delle più prestigiose in Italia, e il nuovo nucleo di opere di artisti contemporanei. Una dimostrazione esemplare, imperniata su rigore, cultura, passione della gestione quotidiana del tutto inconsueti, di come un patrimonio storico formidabile possa riproporsi alla ribalta dei grandi circuiti artistici internazionali.

Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Ospite di uno degli edifici più antichi e monumentali della città, il cinquecentesco "Palazzo degli Studi", il Museo Archeologico Nazionale di Napoli non è solo una delle raccolte di antichità più straordinarie del mondo. Nelle sue sale hanno sede collezioni storiche che costituiscono, senza enfasi, uno dei nuclei portanti della storia della cultura italiana: il gruppo delle gemme e delle sculture Farnese, eredità dei Borbone; i tesori di Ercolano e Pompei, un insieme senza paragoni di affreschi, sculture, oggetti preziosi e d'uso comune; raccolte celebri come la Santangelo, la Stevens, la collezione Borgia, degne, ciascuna, di un museo a sé.
A suggello di questa eredità storica, l'impegno quotidiano di tutela e un programma lungimirante di restauri, scavi sul territorio, catalogazione e valorizzazione ha dato origine negli ultimi anni a nuove sezioni dedicate alla storia di Napoli antica, alla Magna Grecia, all'epigrafia, alla preistoria, insieme ad allestimenti originali di collezioni chiuse da decenni come il Medagliere, dedicato alla storia monetaria del Mezzogiorno e il Gabinetto Segreto, la raccolta di reperti "osceni" che documenta i costumi romani in tema di erotismo. Un patrimonio inestimabile, emblema della stagione di rilancio e rigorosa valorizzazione della civiltà artistica napoletana.
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Museo di San Martino
Un programma di restauro di ampio respiro ripropone finalmente lo straordinario patrimonio artistico e storico della Certosa di San Martino e del suo rinnovato Museo: la chiesa sontuosa, teatro barocco di marmi, sculture, dipinti, intarsi lignei, frutto del genio inquieto di Cosimo Fanzago; il rigore del Chiostro Grande; la magia del Quarto del Priore; le immagini e le memorie della città, dalla Tavola Strozzi alle vedute di van Wittel, alle raccolte dell'Ottocento napoletano, in una successione unica di logge, giardini, celle monastiche, panorami memorabili; la sezione presepiale, infine, "la più completa e importante tra le collezioni pubbliche e private italiane".
Sul versante delle arti decorative, parallelamente, nei nuovi spazi al secondo livello delle celle, sul Chiostro Grande, tornano alla ribalta le raccolte storiche del Museo (Bonghi, Savarese, Ricciardi, Ruffo di Bagnara), maioliche, porcellane, vetri, specchi e oggetti in materiali preziosi come l'avorio o il corallo, dal XVI al XIX secolo; la sezione navale e la collezione dedicata alla storia del teatro napoletano, dai disegni per scenografie teatrali di Antonio Niccolini, ai ritratti dei protagonisti della musica e delle scene, Domenico Chelli, Saverio Mercadante, Salvatore Di Giacomo, Antonio Petito, Raffaele Viviani, Edoardo Scarpetta. Le sezioni della scultura e delle epigrafi, negli ambienti suggestivi dei sotterranei gotici, completano la rassegna dei nuovi allestimenti di questo restauro museografico esemplare.

Castel Sant'Elmo
Affianco alle suggestioni uniche della Certosa, Castel Sant'Elmo, emblema e baluardo storico della città, completa l'attrattiva del polo di San Martino. Il Belforte, questo in origine il nome del Castello, sorge nel 1329 per volere di Roberto d'Angiò sulla collina di Sant'Erasmo, l'attuale collina del Vomero. Completamente ristrutturato nel 1547, assume la pianta stellare che lo caratterizza e diviene una delle fortezze più moderne del tempo, fulcro del sistema difensivo cittadino.
Un restauro integrale, iniziato nel 1976, consente oggi di ammirare la vasta piazza d'armi, con gli antichi alloggi degli ufficiali, la chiesa cinquecentesca, le ampie sale interne e gli spalti, per godere di un panorama indimenticabile della città e di tutto il golfo. Sede ideale per grandi eventi e manifestazioni pubbliche, il Castello ha ospitato rassegne di respiro internazionale quali All'ombra del Vesuvio, Ribera, Luca Giordano.

Museo Duca di Martina
La raffinata dimora neoclassica della seconda moglie di Ferdinando IV di Borbone, Lucia Migliaccio duchessa di Floridia, è oggi una delle più prestigiose raccolte di arte decorativa europea ed orientale. Nel complesso, dal 1927, ha sede il Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina. Appartenuta a Placido di Sangro, duca di Martina, la collezione comprende circa seimila oggetti di arredo, "galanterie", documenti di vita quotidiana: vetri, avori, ambre, lacche, coralli, tartarughe, smalti ma soprattutto porcellane e maioliche. Nel 1978 la collezione si è arricchita per l'ulteriore generosa donazione degli eredi di circa seicento oggetti tra porcellane, maioliche e mobili.
Recentemente è stata riproposta al pubblico la Sezione di Arte Orientale - oltre un migliaio di oggetti di manifattura cinese e giapponese, in prevalenza di materiale ceramico, cui si aggiungono bronzi, giade, lacche e smalti - una delle più significative d'Italia per qualità e ricchezza di manufatti. Sono ampiamente rappresentate le porcellane cinesi, per la maggior parte del XVIII secolo, "bianche e blu", quelle denominate della "famiglia verde", "rosa" o "nera" a seconda della dominante cromatica dello smalto, insieme a numerosi esemplari di porcellane giapponesi, in stile Kakiemon e Imari.

Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes
L'edificio neoclassico e l'ampio parco, noto oggi come Villa Pignatelli, sede del Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, viene costruito nel 1826. Sin dalle sue origini le peculiarità di questa dimora principesca si legano al gusto e al prestigio delle famiglie aristocratiche che l'hanno abitata: gli Acton, i Rothschild e i Pignatelli.
Ferdinando Acton affida all'architetto Pietro Valente la progettazione dell'edificio, mentre l'arredo interno viene eseguito dal toscano Guglielmo Bechi. Acquistata nel 1841 da Carl Mayer von Rothschild, la Villa viene modificata da un ignoto architetto parigino e in seguito da Gaetano Genovese.
Nel 1867 il secondogenito di Carl Adolf Rothschild vende la villa al Principe Diego Aragona Pignatelli Cortes: grazie al gusto e all'intelligenza della principessa Rosina, moglie del giovane nipote del principe, la villa diventa nei primi decenni del Novecento luogo di incontro di regnanti e aristocratici d'Italia e d'Europa. Finché la principessa, nel 1955, dona allo Stato la Villa, con il giardino, gli arredi e la raccolta degli oggetti d'arte decorativa che oggi costituiscono il Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes.
Al primo piano della Villa, sede ideale di attività culturali e eventi espositivi, la mostra permanente delle collezioni d'arte del Banco di Napoli. Un ricco fondo librario con più di 2000 libri e oltre 4000 dischi di musica lirica e classica, e il Museo delle Carrozze intitolato al Marchese Mario D'alessandro di Civitanova completano le attrattive del complesso.

Museo Archeologico dei Campi Flegrei
Per la sua posizione amena, l'area di Baia fu individuata come luogo ideale per gli otia dell'aristocrazia romana e degli imperatori, che vi costruirono ville sontuose. Non è un caso, dunque, che il Castello aragonese, sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, esponga documenti eccezionali da Baia, Miseno, Bacoli: l'imponente "Sacello degli Augustali" di Miseno, ricostruito con la sua decorazione architettonica e scultorea; il complesso delle sculture del Ninfeo di Punta Epitaffio, ritrovato nel corso di uno scavo subacqueo. E ancora, un unicum: la raccolta dei "gessi di Baia", centinaia di frammenti di calchi tratti direttamente dalle più celebri sculture greche dell'età classica, e adoperati, tra il I e il II secolo d.C., come modelli per l'esecuzione di copie marmoree destinate a decorare ville e edifici pubblici.
I "campi ardenti", connotazione antica di un'attività vulcanica mai sopita, rimangono, a dispetto degli scempi urbanistici recenti, una delle aree archeologiche più vaste ed affascinanti del mondo: da Cuma, sede del primo insediamento sulla terraferma dei coloni greci in Campania, con la straordinaria acropoli e il cosiddetto "Antro della Sibilla"; a Baia, luogo degli otia prediletti dai romani, testimoniati da sontuosi impianti termali e da ville imperiali, con l'imponente castello aragonese costruito, sembrerebbe, sulle rovine di una dimora di Nerone; da Miseno, il principale porto militare dell'impero, che conserva ancora imponenti strutture al servizio della flotta, a Pozzuoli, fondata da profughi greci come Dicearchia, "città della giustizia", e divenuta poi una vivace città romana, il più importante porto della regione, sotto il cui centro storico va emergendo una "Pompei sotterranea" d'imprevedibile suggestione.

Capua e circuito Santa Maria Capua Vetere
Mentre i Greci fondavano sulla costa, nell'VIII secolo a.C., Pithecusae (Ischia) e poi Cuma, nell'entroterra, nel territorio dell'attuale S.Maria Capua Vetere, già esisteva un primo nucleo di Capua: di origine etrusca, secondo le fonti antiche, fu il centro più importante e vivace della Campania centro-settentrionale per molti secoli.
Il Museo Archeologico di S.Maria Capua Vetere, inaugurato nel 1995, illustra la storia, la vita, la cultura artistica della città etrusca, sannitica e poi romana. Notevoli il vasellame bronzeo, i corredi funerari, le terrecotte architettoniche dipinte; da non perdere, soprattutto, la visita all'Anfiteatro Campano, secondo per ampiezza al solo Colosseo, e al vicino Mitreo, edificio ipogeo del II secolo d.C. dedicato a Mitra, divinità orientale il cui culto ebbe ampia diffusione in Campania. Mitra vi è come di consueto rappresentato, nell'affresco sul fondo della sala sotterranea, nell'atto di sacrificare un toro.

Musis - I Musei di Napoli Indirizzo

Luoghi e attività

c/o Electa Napoli, Via Caracciolo 13 - 80122 Napoli (NA)
Tel. 081 7614682

info@musis.it


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